Aimi (FI): “Profonda gratitudine verso San Giovanni Paolo II”

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Un carisma speciale lo accompagnava, su di lui un’impronta di Dio più profonda che su altre creature. Una sensibilità straordinaria, una voce musicale, profonda, potente, una fede coraggiosa e incrollabile che davano vita ad una cultura che si faceva prassi. Un pontificato che ha lasciato un solco profondo e fecondo nella Chiesa di Roma. Aveva conosciuto e combattuto contro il Nazionalsocialismo e il Social-Marxismo, quando il politicamente corretto consigliava di aborrire il “primo” e non parlare – o parlarne comunque solo bene – del “secondo”. Lui fu, insieme a Ronald Reagan, l’artefice della caduta dell’Impero del Male, l’Unione Sovietica. Ma in lui c’era la consapevolezza che il comunismo, come ideologia materialista, non era stata definitivamente sconfitta. Rivoluzione e Relativismo Ateo i suoi nemici. Lungimiranza e visione.

“Difendete la vostra Patria come la pupilla dei vostri occhi” diceva instancabilmente ai giovani. Patria, una parola oggi in disuso, intesa da Lui come terra dei padri, non un luogo indistinto, un altrove sapido; terra di una Fede, di una cultura, di una identità, di un popolo. Un pontificato sofferto e difficile, l’attentato alla Sua vita, la Sua lunga e dolorosa malattia. Ma anche luce e devozione per la Vergine Maria, in particolare per la Madonna Nera, quella di Czestochowa. Un grande pontificato, raccolto poi in eredità da un altrettanto grande Pontefice, Benedetto XVI. Fermezza di entrambi contro la scristianizzazione imperante dell’Occidente, in particolare di quella stessa Europa che non ha inserito e riconosciuto tra le Sue radici quelle cristiane. Un’Europa, per dirla con le parole del Cardinale Giacomo Biffi “sazia e disperata”. Aveva individuato il nemico più pericoloso nell’ateismo pratico e nel nichilismo. Aveva compreso pienamente il pericolo derivante dal fanatismo islamico, ma ci ha anche lasciato una infallibile risposta: il problema è essenzialmente nostro e si chiama scristianizzazione e assenza di amore per la nostra identità.

Tenne un discorso solenne alle Camere in cui parlò delle “tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano”, evocando le magnificenze di questa Italia che è cristiana o non è, perché da questa Fede sono germinate ineguagliabili testimonianze d’arte, di bellezza, e con essa il diritto naturale cristiano. Infine un messaggio ai politici e a tutti gli italiani: “continuare nel presente e nel futuro a vivere secondo la sua luminosa tradizione…quella del patrimonio di valori trasmesso dagli avi”. La Croce, Cristo, al centro della Sua luminosa vita terrena. Voglio solo ricordare un episodio, una mia personale esperienza cui sono legatissimo. Era il 3 del mese di giugno del 1988, Giovanni Paolo Secondo venne a Modena e a Carpi. Lo seguii, lo ricorsi a distanza. A Carpi insieme ad altri ragazzi avevamo preparato uno striscione enorme con queste parole “la gioventù italiana con il Papa a difesa della vita”. Quando attraversò la grande piazza, in piedi, a bordo di un auto decappottabile, dalle nostre finestre si levò un coro potentissimo: “viva la madonna di Czestochowa”; Lui si voltò, sorrise e lanciò, indirizzandola a noi, la Sua preziosa e speciale benedizione. Ancora mi accompagna. E lo farà, “Usque ad finem”.

Sen.Enrico Aimi, Capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Esteri

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