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Bergamini: Femminicidio, la mozione presentata al governo

Cari amici, violenza donne consiglio d'europa

condivido con voi il testo della mozione che noi del Pdl abbiamo presentato e che impegna il governo ad agire per contrastare il femminicidio e, in particolare:

ad adottare e sostenere ogni iniziativa legislativa volta ad adeguare l’ordinamento interno alle prescrizioni contenute nella Convenzione di Istanbul, nonché, più in generale, ad adottare le norme regolamentari e i provvedimenti amministrativi idonei a promuovere realmente una cultura della soggettività femminile contrastando il femminicidio quale negazione della soggettività, dei diritti fondamentali, della dignità delle donne;

ad agire sul piano della prevenzione e del contrasto della violenza, della promozione della soggettività femminile e della tutela delle vittime di violenza sessuale, stalking e di maltrattamenti, in particolare dando piena attuazione al piano d’azione nazionale contro la violenza sessuale e di genere, utilizzando le risorse all’uopo stanziate, e individuando specifiche iniziative volte a potenziare i servizi e le misure di assistenza delle vittime di violenza, prevedendo un’organica risposta a livello territoriale e di rete, e rendendo omogeneo lo sviluppo di servizi idonei all’assistenza, attraverso la collaborazione e la cooperazione tra i soggetti pubblici e privati (Pronto Soccorso, Associazioni, Sportelli anti violenza, forze dell’ordine, servizi sociali, Comuni) che operano per la prevenzione, il contrasto alla violenza contro le donne e che forniscono servizi di supporto ed assistenza;

ad istituire un tavolo interministeriale al fine di affrontare il femminicidio da tutti il punti di vista e di predisporre progetti coordinati per tutto il territorio nazionale che garantiscano maggiore incisività nel contrasto alla violenza di genere;

ad istituire un Osservatorio Nazionale permanente sulla violenza alle donne che predisponga e tenga aggiornati i dati relativi ai fenomeni di violenza sulle donne, provenienti da soggetti pubblici e privati, accessibili anche ai fini della ricerca e dell’elaborazione di interventi di prevenzione e di contrasto alla violenza;

ad adottare le opportune iniziative volte a promuovere, nell’esercizio dell’attività giornalistica, nei messaggi pubblicitari, nei palinsesti e nelle trasmissioni di radio e televisione, il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile, nonché a prevenire ogni forma di discriminazione di genere o di femminicidio;

a sostenere la promozione dell’inserimento nei programmi scolastici dell’educazione alla relazione, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione di genere e il femminicidio e promuovere la soggettività femminile;

a promuovere in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano azioni volte ad incentivare la realizzazione di misure a favore delle vittime di violenza e a coinvolgere le stesse, laddove sia necessario, in percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, in linea con le esperienze più avanzate europee;

a presentare alle Camere annualmente una relazione sullo stato di attuazione delle normative e delle iniziative poste in atto da tutti i soggetti coinvolti.

***

Di seguito il testo:

MOZIONE

La Camera,

premesso che:

il concetto di femminicidio, tornato in primo piano con le cronache di questi giorni, comprende non solo l’uccisione di una donna in quanto donna, ma ogni atto violento o minaccia di violenza esercitata nei confronti di una donna, in ambito pubblico o privato, che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale o psicologico o sofferenza alla donna. L’uccisione è quindi solo una delle estreme conseguenze, l’espressione più drammatica della violenza sulle donne esistente nella società;

nel 1993, l’antropologa messicana Marcela Lagarde utilizza il termine femminicidio per comprendere: «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia»;

la cronaca ci riporta infatti casi di violenza generata da motivi che spesso non appaiono riconducibili all’odio di genere e alla misoginia ma alla violenza in famiglia, alla gelosia, alla possessività; il “femminicidio” diventa quindi non un omicidio inaspettato, ma l’ultimo atto di violenza dopo una serie di maltrattamenti all’interno della coppia. Le donne, uccise da mariti, da compagni, da padri o da fratelli, hanno solo provato a sottrarsi alla loro tirannia o hanno violato presunte regole sociali o codici d’onore; “femminicidi” che sembrano troppo spesso delitti annunciati, perché in tanti casi sono preceduti da anni di violenza, frutto di silenzi e complicità da parte di coloro che sono vicini alle donne che subiscono maltrattamenti, ma anche frutto di mancanze da parte delle istituzioni, chehanno il dovere di implementare il funzionamento dei centri antiviolenza, e di mettere in campo unaserie politiche di prevenzione e di promozione di una cultura del rispetto tra i generi, nella convinzione che la violenza è un problema pubblico, di violazione dei diritti umani delle cittadine che la subiscono, e non una questione da relegare all’ambito privato;

nonostante il riconoscimento di fondamentali diritti civili, sociali e culturali a favore delle donne, la violenza fisica e sessuale è quindi ancora oggi una delle forme di violazione dei diritti umani più grave e più diffusa nel mondo; combattere con forza ogni atteggiamento e comportamento che tendono a tollerare, giustificare o ignorare la violenza commessa contro le donne è, pertanto, assoluta priorità di ogni livello di Governo; a livello mondiale, le cronache riportano con puntuale periodicità episodi di violenza commessi nei confronti di donne molestate, minacciate, violentate, stuprate, uccise, cui si aggiungono le donne vittime di ogni forma di violenza per il loro rifiuto di sottoporsi ad irragionevoli dettami fanatico-religiosi, nonché altre forme di violazione dei diritti delle donne o che con la violenza contro le donne sono connesse, come la violenza sui luoghi di lavoro, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili, la tratta di donne e di bambine;

se esaminiamo il fenomeno nel nostro Paese, il quadro è comunque allarmante: dal 2005 al 2012 sono stati 903 i casi di donne uccise da uomini. Nel 2012 in Italia sono state uccise più di 120 donne, una ogni due giorni. Il 40% delle donne uccise nel 2012 aveva già subito violenza da parte del partner o ex partner. Il 68% delle violenze avvengono in casa e due terzi delle vittime subisce più episodi di violenza (soprattutto da parte del partner). Gli assassini sono uomini, nella maggior parte dei casi appartenenti al nucleo familiare e alla cerchia degli affetti più vicini. Secondo i dati Istat relativi al 2006, sono 6 milioni e 743 mila le donne che tra i 16 e i 70 anni sono state, almeno una volta nella vita, vittime di violenza, fisica o sessuale. Ma nel nostro Paese solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto. Inoltre, i dati svelano che il 93% delle violenze perpetuate dal coniuge o dall’ex non viene denunciato;

il 4 marzo 2013 Telefono Rosa ha presentato la sua nuova ricerca sulla violenza domestica, basata sulle telefonate e gli interventi realizzati dall’associazione. Cercando di conoscere meglio l’identità delle vittime, la ricerca indica due fasce maggiormente in pericolo: quella compresa tra i 35 e i 54 anni (33%), mentre nella fascia 45-54 anni gli abusi scendono al 25%. Tra le donne italiane si riscontra una maggiore concentrazione di vittime tra i segmenti più adulti (35-44enni 32%, 45-55enni 26%); spostando l’attenzione sulle straniere, è possibile osservare una maggiore concentrazione di violenze nelle classi anagrafiche più giovani (25-34enni 31%, 45-55enni 39%). Allarmante è il legame tra l’omicidio e le violenze pregresse sulla vittima o su altre donne: nel 40% dei casi emerge che la vittima ha subito violenze (psicologiche, fisiche, sessuali e stalking) precedenti al femminicidio. La percentuale di donne che ha subito violenza e ha prole è altissima: nel 2012 l’82% delle vittime ha figli, in particolare il 65% sono minorenni. Nel 2012 l’82% dei figli ha ripetutamente assistito alle violenze in famiglia. Aumentano nel 2012 i casi di abusi di lunga durata, nel 18% coprono un arco di tempo compreso tra i 5 e i 10 anni, raggiunge il 28% la percentuale dei maltrattamenti che dura da più di 10 anni, il 12% di questi vede le donne rassegnate alla loro condizione da oltre 20 anni;

soltanto in questi primi mesi del 2013 sono state uccise 34 donne. Un numero rilevante che, purtroppo, conferma il drammatico trend di questi ultimi anni;

questi numeri sottolineano l’ampiezza del fenomeno e il suo profondo radicamento nella cultura del nostro Paese e nella vita delle famiglie: non si tratta dell’epilogo estremo di una storia personale ma di un comportamento strutturato, che attraversa una parte grande del paese, in centinaia di migliaia di case-prigioni sparse nelle campagne, nei paesi, nelle grandi città;

in particolare, continui episodi riportati dalla cronaca in particolare nell’ultimo periodo dimostrano l’ampia portata di questa quotidiana tragedia, specie in termini di vite perdute, il che impone di mettere in campo ogni possibile misura normativa; lo studio e l’attuazione di interventi volti a prevenire gli episodi di violenza, abuso e vessazione di cui le donne sono vittime rappresenta una priorità dell’intero Esecutivo;

nel 2009, l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico del reato di stalking è stata una chiara dimostrazione dell’attenzione del Governo e del Parlamento all’individuazione di strategie di contrasto, di prevenzione della violenza e di reinserimento delle vittime di tale reato; lo stesso decreto-legge n. 11 del 2009 che ha introdotto il reato di stalking, ha inoltre previsto ulteriori interventi in materia di violenza sessuale; il provvedimento, in particolare, ha introdotto l’arresto obbligatorio in flagranza per la violenza sessuale e la violenza sessuale di gruppo, nonché disposizioni volte a rendere più difficile ai condannati per taluni delitti a sfondo sessuale l’accesso ai benefici penitenziari, tra cui le misure alternative alla detenzione. La medesima legge ha, inoltre, consentito l’accesso al gratuito patrocinio, anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti, a favore della persona offesa da taluni reati a sfondo sessuale. Il decreto-legge n.11 del 2009 ha poi previsto, quale aggravante speciale dell’omicidio, il fatto che esso sia commesso in occasione della commissione del delitto di violenza sessuale, di atti sessuali con minorenne e violenza sessuale di gruppo, nonché da parte dell’autore del delitto di atti persecutori nei confronti della stessa persona offesa;

va segnalato, inoltre, che nel corso della passata legislatura per la prima volta l’Italia ha adottato un Piano nazionale contro la violenza sulle donne e lo stalking, finanziato con più di 18 milioni di euro, con una strategia di contrasto delineata su base nazionale, con l’obiettivo di mettere in rete l’esperienza dei Centri antiviolenza nelle Regioni italiane, del numero verde 1522 e le professionalità delle Forze dell’Ordine;

servono comunque altri segnali forti: un investimento certo e sicuro per i centri antiviolenza e per il sistema dei servizi di prevenzione che si occupano della violenza sulle donne e, in secondo luogo, l’unificazione di tutte le informazioni in un’unica banca dati, che consenta alle Forze dell’ordine e all’intero sistema dei servizi antiviolenza di reperire in tempi rapidi le notizie sulle vittime e sugli autori del reato;

a ciò si aggiunga che l’Italia ha sottoscritto, nel settembre 2012, la «Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica» dell’11 maggio 2011 (Convenzione di Istanbul), impegnandosi a ratificarla in tempi rapidi;

la Convenzione di Istanbul è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che si prefigge di creare un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza grazie a misure di prevenzione, di tutela in sede giudiziaria e di sostegno alle vittime;

la Convenzione di Istanbul, ove si riconosce esplicitamente la violenza sulle donne quale violazione dei diritti umani e forma di discriminazione, obbligherà, dunque, lo Stato italiano ad adottare specifiche misure legislative per contrastare l’allarmante fenomeno;

partendo dal presupposto che la volontà di sopraffazione trae spesso origine da atteggiamenti discriminatori e che, dunque, solo un profondo mutamento culturale potrebbe combattere in modo efficace il fenomeno, possono essere messe in campo iniziative, anche in sede legislativa, per porre un freno all’incontenibile sequenza di violenze perpetrate nei confronti delle donne; –

impegna il Governo:

ad adottare e sostenere ogni iniziativa legislativa volta ad adeguare l’ordinamento interno alle prescrizioni contenute nella Convenzione di Istanbul, nonché, più in generale, ad adottare le norme regolamentari e i provvedimenti amministrativi idonei a promuovere realmente una cultura della soggettività femminile contrastando il femminicidio quale negazione della soggettività, dei diritti fondamentali, della dignità delle donne;

ad agire sul piano della prevenzione e del contrasto della violenza, della promozione della soggettività femminile e della tutela delle vittime di violenza sessuale, stalking e di maltrattamenti, in particolare dando piena attuazione al piano d’azione nazionale contro la violenza sessuale e di genere, utilizzando le risorse all’uopo stanziate, e individuando specifiche iniziative volte a potenziare i servizi e le misure di assistenza delle vittime di violenza,prevedendo un’organica risposta a livello territoriale e di rete, e rendendo omogeneo lo sviluppo di servizi idonei all’assistenza, attraverso la collaborazione e la cooperazione tra i soggetti pubblici e privati (Pronto Soccorso, Associazioni, Sportelli anti violenza, forze dell’ordine, servizi sociali, Comuni) che operano per la prevenzione, il contrasto alla violenza contro le donne e che forniscono servizi di supporto ed assistenza;

ad istituire un tavolo interministeriale al fine di affrontare il femminicidio da tutti il punti di vista e di predisporre progetti coordinati per tutto il territorio nazionale che garantiscano maggiore incisività nel contrasto alla violenza di genere;

ad istituire un Osservatorio Nazionale permanente sulla violenza alle donne che predisponga e tenga aggiornati i dati relativi ai fenomeni di violenza sulle donne, provenienti da soggetti pubblici e privati, accessibili anche ai fini della ricerca e dell’elaborazione di interventi di prevenzione e di contrasto alla violenza;

ad adottare le opportune iniziative volte a promuovere, nell’esercizio dell’attività giornalistica, nei messaggi pubblicitari, nei palinsesti e nelle trasmissioni di radio e televisione, il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile, nonché a prevenire ogni forma di discriminazione di genere o di femminicidio;

a sostenere la promozione dell’inserimento nei programmi scolastici dell’educazione alla relazione, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne, la discriminazione di genere e il femminicidio e promuovere la soggettività femminile;

a promuovere in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano azioni volte ad incentivare la realizzazione di misure a favore delle vittime di violenza e a coinvolgere le stesse, laddove sia necessario, in percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, in linea con le esperienze più avanzate europee;

a presentare alle Camere annualmente una relazione sullo stato di attuazione delle normative e delle iniziative poste in atto da tutti i soggetti coinvolti.

 

BRUNETTA

CARFAGNA

CENTEMERO

PRESTIGIACOMO

BERGAMINI

BIANCHI

BRAMBILLA

CALABRIA

CASTIELLO

FAENZI

GARNERO SANTANCHÈ

GIAMMANCO

MILANATO

PETRENGA

POLIDORI

POLVERINI

RAVETTO

SALTAMARTINI

SAVINO ELVIRA

SAVINO SANDRA

SCOPELLITI

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